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Che cosa dice un DDT (Documento di Trasporto) e perché è importante?

Feb 01, 2016 VSP Commercialista Consulenze Tecniche per il Tribunale, Valutazione Proprietà Intellettuale Nessun commento

Il DDT è un documento obbligatorio secondo la normativa fiscale, ma può anche essere utile nelle controversie di diritto industriale per diversi motivi

 

Il D.D.T., acronimo di Documento di Trasporto, è uno dei documenti contabili prescritti dalla normativa fiscale, per l’accompagnamento delle merci in viaggio[1].
Esso deve riportare obbligatoriamente i seguenti dati: cedente e cessionario dei beni in oggetto, vettore che effettua la spedizione, data del documento e numero progressivo, oltrechè relativamente ai beni trasportati, la loro quantità (per n. colli, di pezzi, kg, litri, ecc) ed una breve descrizione qualitativa degli stessi, sufficiente a poterli identificare con chiarezza. Deve essere presente la data di inizio spedizione delle merci.

 

Esistono altri documenti, tuttavia, che possono viaggiare al seguito di beni.

Infatti, i beni si possono trovare uniti a fattura accompagnatoria, emessa già al momento della spedizione oppure, in caso di movimentazione tra due diverse sedi produttive appartenenti allo stesso soggetto giuridico, una c.d. bolla di accompagnamento, documento, non richiesto fiscalmente [2], avente rilevanza interna per il soggetto giuridico, necessario per evidenziare i movimenti di carico e scarico del suo magazzino.

 

Tutto ciò che rilevanza può avere in una controversia in tema di concorrenza sleale o di violazioni dei diritti di privativa industriale?

 

Mi vengono in mente almeno 3 occasioni, sulla base di casi realmente avvenuti, nelle quali avere ben chiaro cosa “dice” un DDT, rispetto ad una fattura o ad altra documentazione contabile possa essere importante, se non determinante.

 

  • in materia di data. In tutti i casi in cui occorra calcolare un fatturato DA/A una certa data (ad es. la decorrenza o la scadenza di un brevetto/marchio), la data cui far riferimento è quella del D.D.T. e non quella della Fattura. Questo perché soltanto la data del D.D.T. indica il momento di cessione del bene. La fattura può essere emessa fino al giorno 15 del mese successivo rispetto al giorno del trasporto (che ha segnato il passaggio di proprietà dei beni in oggetto). Pertanto chi ha comprato/venduto i beni in oggetto, lo avrà fatto in base alle date riportate sul D.D.T. e non sulle fatture.

  • quando è rilevante la qualità dei prodotti trasportati. Il D.D.T. è un documento che nasce per esigenze di verifiche fiscali alla merce in viaggio, anche in caso di Dogana. Deve pertanto essere sufficientemente preciso nell’identificare la merce che viaggia con lo stesso. E può essere difficile indicare “mele” per “pere” sul D.D.T, perché in caso di controlli durante il viaggio il D.D.T. non permetterebbe di identificare la merce, sarebbe “come se il D.D.T. non ci fosse” quindi esporrebbe il cedente a sanzioni. La descrizione dei prodotti nella fattura potrebbe invece essere meno “precisa”, se il soggetto volesse occultare prodotti venduti in violazione di qualche privativa, essendo l’Ente fiscale più attento agli importi “monetari” della fattura (Imponibile, IVA, Lordo) piuttosto che alla descrizione dei prodotti venduti. In caso di controversia, pertanto, solo controlli successivi che andassero a visionare anche i D.D.T. e non solo le Fatture emesse permetterebbero l’evidenziarsi di situazioni di violazione dei diritti industriali.

  • per analizzare la causale della movimentazione dei beni. Se il soggetto A sposta i propri beni presso lo stabilimento del soggetto B, non a seguito di una cessione degli stessi, ma per farli lavorare da B o per darli in deposito a B, il documento di trasporto dovrà indicare espressamente nella causale “Lavorazione presso terzi”, oppure “Deposito presso terzi” o “Comodato”, poiché – diversamente – si configurerebbe per il soggetto A come una cessione di beni, della quale il Fisco si attenderebbe regolare Fattura di vendita. L’attenzione occorre in un caso del genere poiché, tramite la lettura attenta delle causali dei D.D.T. della controparte si potrebbero identificare ulteriori soggetti coinvolti nella contraffazione, quali terzisti o fornitori del presunto contraffattore e non meri acquirenti.

 

In conclusione, è necessario avere sempre ben chiaro cosa ogni documento contabile o fiscale può dirci, e cosa no, in caso di controversie di diritto industriale, e ciò vale sicuramente anche il per DDT, o Documento di Trasporto.

 

[1] In particolare, lo stesso è stato introdotto nel 1996 in sostituzione della bolla di trasporto, col DPR n. 472 del   14/8/1996.

[2] Tranne per i soggetti tenuti alla contabilità di magazzino, i quali in generale sono tenuti anche a tenere memoria di ogni movimentazione da un magazzino/deposito/stabilimento, ecc ad un altro appartenenti allo stesso soggetto giuridico.

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