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Patent box: 4 punti critici ed uno favorevole

Mar 31, 2016 VSP Commercialista Valutazione Proprietà Intellettuale Nessun commento

Ancora molti gli elementi da chiarire sull’applicazione della misura agevolativa. Sì al cumulo col Credito d’Imposta per attività di Ricerca e Sviluppo.

 

Recentemente, confrontandomi con alcuni colleghi impegnati come la sottoscritta nello studio della famosa agevolazione del Patent Box, sono emersi (almeno) 4 punti ancora controversi, a seguito dei quali l’applicazione pratica della misura in oggetto risulta difficoltosa e sui quali – quasi – unanimemente si sollecitano ulteriori chiarimenti.

 

  • I marchi commerciali agevolabili. Essi, come è noto, sono stati inseriti dall’Italia in maniera “autonoma” rispetto alle prescrizioni OCSE sulla base delle quali si fonda la normativa del Patent Box. Anzi, per l’Ocse essi andranno definitivamente esclusi a partire dal 2021. Inoltre, la normativa internazionale prevede che dal 1 luglio 2016 essi non potranno più essere inseriti nei beni agevolabili. È dubbia, pertanto, se non l’inclusione dei marchi per i quali è stata fatta l’istanza di agevolazione nel 2015, soprattutto quella che avverrà nella prima parte del 2016. In che modo l’Agenzia delle Entrate identificherà i marchi suddetti, per permettere l’applicazione dell’agevolazione fiscale degli stessi per i 5 anni di cui alla legge? Secondo alcuni, una possibile via sarebbe l’inclusione del marchio in un brevetto, grazie alla previsione sui beni complementari, ma nulla è certo. Inoltre i tempi molto ristretti non aiutano.

 

  • L’applicazione del meccanismo in caso di perdite derivanti da singolo bene agevolabile. Si è parlato molto di cherry picking, selezione a scelta dal soggetto beneficiario dei soli beni generatori di reddito da includere nella istanza di agevolazione per i 5 anni, per massimizzare la misura del beneficio, attendendo ad includere i beni attualmente in perdita (magari perché nelle fasi iniziali della ricerca) fino ad un momento successivo ed eventuale in cui generino utile, al fine di evitare il meccanismo di “recapture” della perdita, ossia che la stessa vada a sommarsi algebricamente con gli altri apporti economici (positivi) di beni agevolabili, abbassando l’entità complessiva di reddito agevolabile. Il legislatore non si è espresso in tema nella normativa attuale né lo ha fatto il Ministero dello Sviluppo Economico. Secondo alcuni, già nel Tuir sarebbe prevista la soluzione (una rilevanza della perdita nella stessa misura in cui assumerebbero rilevanza i risultati positivi), ma ciò confligge con le raccomandazioni Ocse per il caso di specie. Pertanto un intervento legislativo è sicuramente auspicabile.

 

  • L’utilizzo del reddito civilistico o a fini fiscali, per determinare il reddito agevolabile. Infatti, i dati contabili ed extracontabili rilevabili relativi ai beni immateriali porterebbero ad utilizzare un Ebit civilistico. Ma, stante la natura fiscale dell’agevolazione, potrebbe essere più appropriata una misurazione fiscale del beneficio economico apportato dal bene all’azienda. Critica, pertanto, appare l’applicazione delle variazioni in diminuzione ed in aumento previste dalla normativa fiscale, applicate alle grandezze che si evidenziano dal Patent Box, seppure probabilmente necessaria. Tutto ciò rappresenta un ulteriore aggravio di adempimenti, soprattutto per una azienda di tipo medio italiano, per le quali le rilevazioni del Patent Box appaiono già assai onerose.

 

  • L’identificazione e la valorizzazione del know how. Ben il 22% delle 4500 domande depositate per il 2015 sono state relative al know how aziendale, bene che appare di difficile identificazione e ancora più difficile valutazione in termini di benefici economici aziendali. In particolare, esso ricomprende informazioni tecniche/industriali, ma anche commerciali o scientifiche, dell’azienda, se aventi requisiti di segretezza nonché “giuridicamente tutelabili”. Ciò che appare controverso è appunto la verifica della tutela giuridica nonché l’accertamento della segretezza. Si parla di informazioni soggette a misure fisiche di sicurezza nonché giuridiche, quali ad esempio le clausole contrattuali per i dipendenti. Ma sull’eventuale ente indipendente dall’Amministrazione Finanziaria delegato alla “certificazione” dell’esistenza e segretazione ancora molto è da scrivere.

 

Un punto chiaro, invece, e positivo appare il cumulo in Dichiarazione della misura del Patent Box insieme con il Credito di Imposta per costi da Ricerca e Sviluppo, grazie alla Circolare dell’Agenzia delle Entrate del 16 marzo, che esplicitamente dichiara: “… si coglie l’occasione per chiarire che i costi rilevanti ai fini dell’attribuzione del credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo rilevano per il loro intero importo anche ai fini della determinazione del reddito detassato nel regime di patent box.”.
Appaiono positive anche le motivazioni, anch’esse esplicitate, ossia l’intenzione di dare un aiuto sinergico e non alternativo alla ricerca e allo sviluppo dell’innovazione.

 

Con l’auspicio di trovare sempre in norme chiare e ratio condivisibili, ci lasciamo, almeno fino al prossimo aggiornamento!

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