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Patent box e Circolare 11/E del 2016: 4 (almeno) gli aspetti critici

Mag 06, 2016 VSP Commercialista Valutazione Proprietà Intellettuale Nessun commento

 

Sicuramente sfavorevoli il recapture obbligatorio delle perdite, l’esclusione della lista clienti, la sospensione dell’agevolazione in pendenza del ruling, e il reinvestimento obbligatorio in caso di cessione del bene IP.

 

Continuando l’analisi degli argomenti coperti dalla Circolare 11/E del 11.4.2016, ci concentriamo ora su 4 aspetti critici presenti nella stessa.

  • Esclusa la “lista clienti” dal know how agevolabile. Escluse anche le “altre” opere d’ingegno. L’Agenzia ha mostrato una certa apertura in materia di know how, accettando per la certificazione dello stesso una autocertificazione del titolare. Tuttavia, la Circolare esplicitamente esclude dal beneficio “le liste di nominativi, quali ad esempio le liste fornitori e clienti, che contengono informazioni aggregate ed utilizzabili dalle imprese in chiave di direct marketing”, peraltro senza fornire alcuna motivazione in merito. Sono altresì escluse tutte le opere di ingegno che non siano software, quali opere letterarie, drammatiche, scientifiche, radiotelevisive, fotografiche, cinematografiche, di scultura, musicali, oltreché quelle – più consuete per l’attività aziendale – dei disegni di architettura e dei progetti di ingegneria.

 

  • Recapture” delle perdite obbligatorio. Era qualcosa che era stato anticipato in una certa misura già nella circolare di dicembre 2015, ma adesso è diventata una certezza. É necessario tenere memoria del risultato fiscale differenziale relativo al bene IP anche negli anni in cui l’azienda non aveva ancora generato l’IP né esercitato l’opzione Patent Box. Quindi la perdita del bene IP, anche relativa a periodi antecedenti l’esercizio dell’opzione, va considerata a fini dell’agevolazione. In particolare, ci dovrà essere una compensazione delle perdite nei redditi formatisi successivamente, senza limitazioni di tempo. Tale compensazione va fatta per singolo bene IP e non impatterà sui redditi di altri beni IP. Si tratta di una misura particolarmente pesante economicamente, oltreché gravosa in termini di adempimenti. Nella pratica, se una impresa anche solo presume che in futuro sarà interessata all’agevolazione Patent Box (dovendo l’agevolazione avere carattere permanente secondo le intenzioni legislative), avrebbe dovuto iniziare a rilevare dal 2015 tutti i costi differenziali, per singolo bene IP esistente e anche per quei beni IP che presume di realizzare (!); non potendo, quindi, iscriversi il bene in seno all’agevolazione senza considerare i costi pregressi come sopra determinati.

 

  • Sospeso il beneficio economico fino alla conclusione del ruling. È specificato che fino alla firma dell’accordo preventivo con l’Agenzia delle Entrate, il contribuente non può usufruire dell’agevolazione in oggetto. La quota di reddito agevolabile, relativa ai periodi precedenti alla sottoscrizione dell’accordo, ma successivi alla presentazione dell’istanza, potrà essere indicata nella Dichiarazione relativa al periodo d’imposta di sottoscrizione dell’accordo. Questo aspetto è abbastanza misconosciuto. La durata della procedura di ruling non è specificata nella normativa, ma come già avviene in materia di transfer pricing, è presumibile che non sia breve. Anzi è ragionevole supporre che non si tratti di un lasso inferiore ai 18/24 mesi. Quindi occorrerà attendere non poco prima di vedere riconosciuto una qualche forma di vantaggio fiscale dalla misura in esame.

 

  • Plusvalenza agevolabile solo se reinvestita al 90 per cento. Una ulteriore complicazione al regime è la presente. Da un lato si dichiara di voler considerare le plusvalenze da cessione di bene IP come reddito agevolabile, dall’altro nella pratica il meccanismo non è semplice. Occorre calcolare una variazione in diminuzione derivante dal prodotto di plusvalenza e nexus ratio già calcolato per il bene. Detto importo rappresenterà il reddito agevolabile, che non concorrerà alla formazione del reddito complessivo (in misura del 50/40/30%, secondo gli anni). Tuttavia affinché ciò sia possibile, occorre che il corrispettivo sia investito al 90% e entro 2 anni dalla ricezione, in attività di ricerca e sviluppo, interne o svolte da università o enti di ricerca. Inoltre, non è ammesso reinvestire le somme in acquisto di altri beni immateriali, prescrizione che di fatto restringe molto l’ambito di applicazione della misura agevolativa.

Questi gli (almeno) 4 aspetti critici rinvenibili dalla circolare 11E/2016, che ostacolano una adesione piena dell’agevolazione.

Si spera non ne sopraggiungano altri, in sede di effettiva applicazione della norma, con i ruling obbligatori!

 

Per approfondimenti:

Circolare 11/E del 7.4.11

Patent box e Circolare 11/E del 2016: 4 aspetti positivi

Patento box: 4 punti critici ed uno favorevole

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